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SERVIZI SOCIALI SANITARI EDUCATIVI ALLA PERSONA
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1. L’INTEGRAZIONE TRA FUNZIONE TERAPEUTICA E FUNZIONE EDUCATIVA

La Comunità ha una struttura che si costruisce e si organizza intorno ad un sistema di valori e di regole che tutelano le persone e le relazioni: vivere in Comunità significa innanzitutto educarsi ad una dimensione sociale in cui è imprescindibile il riconoscimento dell’altro, dei suoi bisogni e delle sue differenze. La vita comunitaria chiede intrinsecamente ai suoi ospiti di cambiare schemi di pensiero, abitudini, stili di vita; è una sorta di spiazzamento rispetto a ciò che già conosciamo di noi e degli altri. Questo stesso spiazzamento rappresenta un’occasione educativa e terapeutica per sperimentare nuove possibilità di noi, per esplorare e mobilitare risorse a volte sconosciute, per trovare soluzioni maggiormente adattive e migliorative di adesione ai contesti e ai piani di realtà. Assumere inediti punti di vista, scoprire altre prospettive da cui osservare se stessi, la propria storia, gli altri e il mondo costituisce il processo creativo e trasformativo che poniamo al centro del lavoro terapeutico ed educativo.

In che modo il vincolo posto dall’altro e dalle regole possa essere considerato un’opportunità di crescita piuttosto che una “rinuncia” alla propria individualità, come poter aderire e appartenere ad una collettività senza perdere la propria autenticità, sono i temi che fanno della Comunità Rajo un luogo in cui ci si può prendere cura di sé e degli altri, nel rispetto delle singole storie di vita e nel riconoscimento dell’interdipendenza come motore di cambiamento.

2. L’INCONTRO TRA UTENTE E TRATTAMENTO: PERSONALIZZAZIONE DEL PROGRAMMA DI INSERIMENTO

La costruzione del programma di inserimento deve essere quanto più possibile rispondente alle caratteristiche della persona, alla sua motivazione al cambiamento, alla sua storia di dipendenza, alle precedenti esperienze terapeutiche (laddove presenti), alla sua attuale condizione socio-lavorativa. L’acquisizione di tutti questi elementi prevede non soltanto una raccolta di dati ed informazioni ma anche, come elemento essenziale rispetto alla capacità di porre in essere un intervento ed un percorso realmente efficace, un’attenta osservazione dell’utente, nella fase dell’accoglienza, che si esplica all’interno di un approccio compiutamente relazionale. All’interno della relazione abbiamo la possibilità di comprendere in quali obiettivi specifici declinare il progetto di inserimento individuale e di trarre utili indicazioni rispetto agli strumenti ed alle modalità di intervento più idonei alla sua crescita ed alla sua autonomia.

Questo processo richiede alla Comunità flessibilità e differenziazione, non solo rispetto alla propria offerta terapeutica-riabilitativa, ma anche circa le modalità e i tempi di permanenza, in modo da poter attivare risorse diverse e specifiche, articolandole in un progetto coerente con i bisogni, i desideri e le richieste di cambiamento dell’utente.

3. LA DIMENSIONE DI GRUPPO

In Comunità la dimensione di gruppo è quella prevalente: tutto è relazionalità, condivisione e comunicazione. I gruppi, siano essi formali o informali, sono allo stesso tempo il luogo e lo strumento privilegiato per avviare processi di cambiamento e di maggiore autonomia e responsabilizzazione delle persone: promuovere un clima emotivo di appartenenza e interdipendenza, potenziare un “codice fraterno che si sviluppa nella percezione di un vincolo che lega le reciproche esperienze e in cui ci si specchia e ci si riconosce” (LM.Coletti, L.grosso, 2011), significa concretizzare uno degli elementi terapeutici più potenti della Comunità, manifestarne l’identità. In questo senso pensiamo alla Comunità come un setting in cui il gruppo è la dimensione che stimola e contiene l’emotività dei singoli, offre la possibilità di socializzare e rielaborare ciò che si sente, facilita la costruzione collettiva di inediti significati dell’esperienza.

4. LA CONTAMINAZIONE DEI CONTESTI DELLA CURA

Tutte le figure che fanno parte dell’equipe di lavoro, anche se con diverse modalità, entrano a far parte della vita quotidiana della Comunità, partendo dalla premessa che al di là degli spazi (di gruppo e individuali), propriamente terapeutici, la vita in Comunità rappresenta un contesto da cui ricavare importantissime informazioni, sul comportamento e il funzionamento dei singoli ma anche su ciò che accade, in termini di dinamica di gruppo, nella struttura. La presenza di un equipe multidisciplinare (dall’operatore, all’educatore, allo psicologo, lo psicoterapeuta, lo psichiatra) ci offre la possibilità di tenere insieme, in una visione integrata, i diversi aspetti che compongono la problematica delle dipendenze patologiche, di coglierne la complessità, favorendo la contaminazione dei contesti della cura, permettendo alle osservazioni del clinico di tradursi in azioni comunicative ed educative più efficaci per un determinato utente e, viceversa, alla quotidianità di farsi presente all’interno dei setting terapeutici con tutte quelle informazioni preziosissime su come gli ospiti si muovono, reagiscono, comunicano e partecipano alla vita in struttura, permettendoci di costruire risposte altrettanto articolate e diversificate.

5. LO SCAMBIO CON IL TERRITORIO

Il principio della territorialità e dello scambio con la realtà locale è per noi elemento costitutivo e identitario. Anche attraverso il nome scelto per la Comunità, abbiamo voluto rafforzare l’idea di una realtà che valorizzi il sapere e la cultura del luogo che la ospita, conoscibile e riconoscibile dalla collettività locale: “Rajo”, è infatti il nome un tipo di oliva che cresce solamente nelle colline amerine. Ci sembra importante, in questa prospettiva, realizzare una “Comunità che fa azione di Comunità”, considerane i confini come permeabili, promuovere azioni che sviluppino e costruiscano opportunità di integrazione e collaborazione con il territorio, mettere in comunicazione l’esterno con l’interno, dando modo alla cittadinanza di farsi soggetto attivo, costruendo insieme iniziative di interesse pubblico, in grado di contribuire allo sviluppo ed alla crescita della collettività intera.

6. IL LAVORO DI RETE: L’INTEGRAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO SOCIALE

La forte integrazione pubblico-privato rappresenta sia una premessa che una strategia di intervento che caratterizza il lavoro della Comunità. Nella costruzione e progettazione di questa Comunità, l’interlocuzione con i Servizi è stata un elemento stimolante e di straordinaria ricchezza che ci ha permesso di condividere la cornice teorico-metodologica entro cui costruire la nostra proposta, predisporre un primo piano formativo per l’equipe che coinvolgesse i nostri referenti istituzionali, costruire una Comunità capace di rispondere ai bisogni reali degli utenti di questo territorio. La collaborazione con i Servizi che inviano l’utente, e che continuano a seguirlo dopo la fine del suo percorso di Comunità, è un elemento imprescindibile per stabilire, in maniera condivisa, gli obiettivi di un inserimento, definendo i reciprochi ruoli e funzioni, i tempi e le modalità dell’inserimento, dei monitoraggi e delle verifiche, al fine di garantire la continuità della cura, e l’efficacia dell’intervento centrato sull’utente. Siamo consapevoli infatti che un buon progetto nasce dalla convergenza su obiettivi e strategie di intervento, verificabili e modificabili, e dalla costruzione di risposte a forte integrazione in cui l’utente possa ampliare la rete dei suoi riferimenti, rispettandone e riconoscimento le differenti aree di competenza e responsabilità.

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